domenica 28 ottobre 2012

Recensione del libro "E' andata così" di Meir Shalev a cura di Enrica Guariniello


Accade spesso che copertine accattivanti e titoli possibilisti attirino la nostra attenzione e ci spingano alla lettura di un testo, che – con elevata probabilità – in circostanze diverse avremmo ignorato (pazienza, anche questo è marketing!). 

Tra l’altro uno dei motivi per cui lo avremmo quasi sicuramente ignorato consiste nel fatto che nessuno ci aveva parlato di quel testo.

Certo, qualcuno di noi potrà sicuramente vantare di sé l’opinione di un lettore avvezzo alle sperimentazioni, tuttavia a volte occorre ammettere che la copertina accattivante e il titolo possibilista ci hanno effettivamente ingannato. 

È andata così.

Pazienza allora e proviamo a delineare i tratti positivi (che pure sono presenti!) di questa storia – romanzata ma autobiografica – dell’israeliano Meir Shalev, che ruota intorno alla vicenda dell’aspirapolvere di sua nonna russa, pioniera israelita maniaca dell’igiene domestica.

Appare chiaro sin dalle prime pagine che l’aspirapolvere è l’espediente per introdurre il lettore nell’aneddotica familiare dell’autore e, più in generale, nel mondo sentimentale dei pionieri dello stato ebraico e del sogno sionista.

Nonostante lo stile profondamente ironico e la scrittura scorrevole, lo sviluppo della trama risulta contorto e talvolta noioso a causa del continuo innestarsi degli aneddoti familiari – e per di più i misteri sull’aspirapolvere non vengono nemmeno completamente svelati! – tuttavia, al termine della lettura, ci si accorge che quegli aneddoti non erano interruzioni, ma la ricostruzione di un microcosmo, di una famiglia.

In effetti – pensandoci bene-  la famiglia nella memoria si declina in poco più di un coagulo di storie, che magari ognuno ricorda a modo suo, per come le conosce, per come gli sono state raccontate, ma è proprio in quella memoria, in quelle vicende, in quelle persone e nei loro difetti che c’è la nostra origine.

E saper raccontare, e magari ironicamente, le proprie origini – che sono l’inizio dell’identità – non è una dota diffusa.