sabato 19 gennaio 2013

Recensione del libro "Da dove viene il vento di Mariolina Venezia" a cura di Enrica Guariniello



L’intera questione comunicativa si fonda sulla trasmissione di un messaggio ed è proprio su quel terreno che si incontrano le variegate esperienze di scrittore e di lettore, colorandosi di tutte le sfumature del caso.
Il libro è il veicolo di un messaggio, di cui il lettore può apprezzare o meno i contenuti e le modalità con cui è stato confezionato dallo scrittore, esprimendo il proprio giudizio: il libro mi è piaciuto, non mi è piaciuto, l’ho gradito in parte.
Semplice.

Molto più complesso è invece quando ci si imbatte in un testo di cui non si comprende il messaggio: in tal caso come si esprime un giudizio?

DA DOVE VIENE IL VENTO di Mariolina Venezia è un romanzo caratterizzato da una scrittura raffinata e da una trama decisamente stratificata, sebbene agevolmente scomponibile nei singoli “pezzi di storia” che la compongono: reincontrare alla soglia dei quaranta l’amore dell’illusoria gioventù, immigrare affrontando un viaggio della speranza verso l’ignoto, assistere dallo spazio alla disgregazione dell’Unione sovietica, guidare una flotta insofferente alla fine del più famoso viaggio verso le Indie.
Il punto è che senza aver compreso cosa veramente lo scrittore intendesse trasmettere la trama si svilisce ad un intreccio confuso di una banale storia di corna, la vicenda di un immigrato disgraziato e arrabbiato, la pazzia di un astronauta russo e la fede disperata di Colombo.
Preferibile, allora, sospendere il giudizio.