sabato 18 maggio 2013

Recensione del film "Il grande Gatsby di Baz Luhrmann"


Baz Luhrmann si misura con Jack Clayton riportando sul grande schermo il romanzo simbolo della dorata età del Jazz e lo fa con il suo stile inconfondibile: un tripudio di colori e luci che dipingono in maniera pop l’edonismo e la ricchezza sfrenata degli anni Venti.



Luhrmann lo riconosci subito, le sue inquadrature sono simili alle fotografie di David Lachapelle, entrambe amano i colori lisergici e hanno il gusto per lo spettacolo e la provocazione, ma sono anche due raffinati esteti che non conoscono mezze misure in loro tutto è esagerato, quasi barocco nell’attenzione maniacale per i particolari.

Baz Luhrmann l’ho amato a partire da Romeo + Juliet, la mia scena culto è quella quasi all’inizio del film, dove un giovane e pensieroso Romeo – Di Caprio passeggia su un palcoscenico teatrale che si trova in riva al mare e il fondale squarciato lascia intravedere lo scorrere delle onde.



Ne “Il grande Gatsby” ritroviamo, come in Romeo + Juliet, le feste con i costumi sfarzosi, la ricchezza e la confusione, l’alcol e le droghe, e ovviamente la musica, che accompagna i momenti di follia dei protagonisti. Vedendo il film mi è sembrato di rivedere Romeo invecchiato e trasportato in un'altra epoca. Fate attenzione alle scene: in entrambe i film i parties sono luoghi licenziosi dove le persone si lasciano andare agli istinti, e i momenti del primo incontro degli amanti sono identici, con lo sguardo di lui che si perde negli occhi di lei.



Interpretare Gatsby è una sfida per ogni attore, non bisogna essere né sopra, né sotto le righe. Nel primo caso si rischia di diventare melensi e di cadere nel ridicolo, nel secondo di dipingere un personaggio senza nerbo. Jay è l’eroe romantico dell’epoca moderna, forse Romeo se fosse vissuto sarebbe come Jay, quale donna non vorrebbe essere Daisy?
Tutto quello che Gatsby fa, lo fa unicamente per lei. Si eleva socialmente per Daisy, si arricchisce per poterle permettere l’alto tenore di vita a cui era sempre stata abituata.
Il suo desiderio unico è quello di vederla felice e di fare rivivere il passato, spostare le lancette indietro e aggiustare quella storia spezzata dalle circostanze.



Ma Jay Gatsby rappresenta anche una buona parte degli uomini americani, quegli uomini che partendo da umili condizioni sanno guardare lontano, quegli uomini che puntano ad un obiettivo e cercano di raggiungerlo. Pur rivelandosi un gangster, non si può non simpatizzare con Jay, i comprimari del romanzo sono persone ricche e viziate che come scrisse Fitzgerald andavano da Gatsby attirati dal suo mistero e dalla sua presunta corruzione e Gatsby alla fine si rivelava pur nelle umili origini un uomo con un sogno incorruttibile che ne segnava il valore.

E’ questo il fascino di Gatsby, la sua tenacia, il suo non mollare mai per rendere il sogno realtà. Una caratteristica quella della tenacia che è tipica di molti personaggi letterari americani, anche l’eroina Rossalla O’hara ha una tensione simile a quella di Jay, nella sua ossessione per riconquistare e difendere la sua Tara e nella sua ossessione amorosa per Ashley.



Il fascino di Jay è anche e soprattutto il suo sorrisoEra uno di quei sorrisi rari, dotati di un eterno incoraggiamento, che si incontrano quattro o cinque volte nella vita.” Ecco perché è difficile interpretare Gatsby, perché devi avere quella presenza scenica che ti permette di fare emergere quel senso di forza, quel carisma che invade anche le altre persone che ti sono accanto.
Leo è bravo, ma forse non ancora abbastanza per Gatsby, del personaggio di Fitzgerald ha sicuramente l’avvenenza e il portamento elegante, ma non la fame di conquista. Per interpretare Gatsby devi essere in tensione, devi tendere a raggiungere una meta, la sua calma è un’apparenza.



Carey Mullighan è sicuramente più nella parte di Mia Farrow, ma occorrerebbe sentire il suono della sua voce. Se per Jay è il sorriso, per Daisy è la voce l’elemento di fascino. L’inglesina è brava, ed eterea. Una buona interpretazione la sua, sicuramente una delle giovani attrici britanniche più talentuose. Se volete conoscerla guardatevi anche il suo film di esordio: “An education” e  “Non lasciarmi”.



Tobey Maguire è il fantastico alter ego di Fitzgerald, ben più in parte di Di Caprio. Tra i comprimari spicca invece la leggenda di Bollywood, l’attore indiano Amitabh Bachchan, nel ruolo del gangster ebreo Wolfshiem.



Un buon film però mi ha comunque lasciato alcuni dubbi.