sabato 7 dicembre 2013

Design: Intervista a Giulia Meloncelli eco - designer di Ricicli Design


L'intervista di questo numero di Dicembre è dedicata a Giulia Meloncelli, creativa e anima del progetto Ricicli Design.

Giulia, quando ti sei avvicinata al mondo del design?
Nel 1993, dopo essere stata selezionata per l’iscrizione al 1°A.A. del Corso Progettazione Indurstriale - Design presso l’I.S.I.A. di Faenza.

La tua passione per il riciclo, il riuso si è subito manifestata, cioè sei stata fin dall’inizio un eco designer, oppure è sopraggiunta con il passare del tempo?
Fin da quando ero bambina ho sempre avuto un occhio di riguardo nei confronto della natura, avrei voluto salvare il mondo e tutti i suoi randagi, mi feriva profondamente chi non portava rispetto gettando anche “solo” una cartaccia per terra.
La mia famiglia mi ha insegnato il rispetto e mi viene naturale basare anche il mio lavoro su questo principio. I miei primi progetti di design erano già caratterizzati da un’ indole assolutamente “green” anche se i miei clienti di allora, si parla degli anni ’90, non sempre condividevano le mie proposte progettuali.

Come è nata e come si è sviluppata RICICLI Design
RICICLI è stata una scelta maturata nel corso di 15 anni di esperienza nel campo del design. Ho lavorato per tante aziende e studi progettando veramente di tutto, dalla macchinetta POS per i pagamenti bancomat a linee di gioielli, dalle lampade alla pelletteria e i  miei clienti sono stati la mia vera scuola. Ora me ne rendo conto.
Durante questi anni di lavoro, studi e masters anche all’estero sono arrivata alla conclusione che essere una progettista all’avanguardia oggi significa progettare con ciò che è già stato prodotto in quanto i rifiuti sono l’inevitabile effetto della smania di gettare spinta dall’insaziabile desiderio di rinnovare. Riusare, trasformare i rifiuti in oggetti d’uso non significa rinunciare all’estetica, ma mettere in luce una bellezza più prossima al nostro essere umani e, come tali, soggetti al rifiuto e alla discriminazione. Così mi propongo con progetti che si contraddistinguono per la loro memoria storica, in modo che la condizione restaurata non neghi del tutto quella precedente di reperto ma si imponga come vera rinascita e non come gli usuali recuperi che sono migliori quanto più riescono a cancellare il ricordo delle vite precedenti. 
La poetica del riciclo che contraddistingue i miei progetti sposa “naturalmente” la scelta di utilizzare  scarti post lavorazione e/o post consumo trasformati con l’ausilio di vernici e ferramenta il più ecocompatibili possibile. I materiali utilizzati per le mie collezioni sono tra i più svariati: legno di scarto da falegnamerie, tessuti da giacenze di magazzini, metalli da ferrivecchi, carta e cartoni da post consumo. Questa scelta etico-progettuale viene rappresentata da un originale catalogo frutto di un recupero, in quanto realizzato con gli sfridi delle tipografie e  gli imballaggi dei supermercati. Il biglietto da visita è, invece, una carta da gioco fallata. 

Hai incontrato delle difficoltà? 
Le difficoltà, più che nella burocrazia di aprire un'attività, stanno nel percorrere una strada non spianata, inusuale come la scelta dell’utilizzo di soli materiali di scarto, o fine produzione, della mia città , Forlì, per offrire ai clienti dei prodotti a “chilometro zero” veramente made in Italy. In questo modo chi sceglie di acquistare i prodotti di RICICLI fa una carezza all’ambiente perché contribuisce ad abbassare l’impronta ecologica (“L'impronta ecologica è un indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle”).



Per farti conoscere quali mezzi hai utilizzato?
Il mio intento è quello di trasmettere attraverso RICICLI l’importanza di una scelta critica e di un consumo consapevole non dettato dai mass media e dai diktat del mercato tradizionale, quindi promuovo la mia attività sul web (www.riciclidesign.it  Fb Ricicli design), partecipando a Fiere internazionali, eventi selezionati, conducendo workshop per clienti privati e presso aziende, adottando possibilmente la scelta ecologica di non stampare su carta. Il 15 dicembre per esempio ci sarà un evento molto insolito, la 1°ASTA CON RICICLI presso L’Apebianca di Forlì in cui verranno battuti molti dei nostri prodotti.

Come nascono le tue collezioni, qual è la tua principale fonte di ispirazione?
I materiali mi ispirano. Ho progettato per più di 15 anni per le aziende seguendo i briefs che evidenziavano le caratteristiche fisiche, tecniche e chimiche  del nuovo oggetto del desiderio che avrei dovuto progettare. Il processo seguiva la scaletta: cliente - prodotto - materiale e altre specifiche.
Trasformandomi da Industrial designer a eco designer/artigiana ho scelto di partire proprio dalle risorse inutilizzate/dismesse a disposizione, riprendendo in mano la mia Tesi di Design del 1999 intitolata “Il Rifiuto come Risorsa”. L’approccio ora dunque è  completamente invertito: esigenza dell'ambiente (= indispensabile per la vita e la salute di tutti gli esseri viventi) - materiali già prodotti ed inutilizzati – prodotto RICICLI – cliente



Segui delle “linee guida” nella fase creativa?
Per la formazione che ho, nel mio metodo di lavoro l’aspetto tecnico convive parallelamente con quello creativo e la sperimentazione mi convalida o meno la mia ipotesi di fattibilità (di produzione) e fruibilità (da parte del cliente). Le mie linee guida sono costanti per idee sempre diverse.

Quali sono i materiali di recupero a cui fai ricorso?
Tra i più svariati: dalle vecchie aste dei calcini con le quali realizzo gli attaccapanni balilla ai tessuti dei poltronifici per dare forma alla borsa calzino.

Come reagisce la gente di fronte alle tue creazioni?
Rimane piacevolmente sorpresa nel vedere come una giacca inutilizzata, per esempio, è stata decontestualizzata e riprogettata per creare un runner jacket.
Spesso si associa il materiale dismesso al sacco nero del pattume e  con RICICLI voglio trasmettere la dignità ed il valore del materiale e del mio lavoro di ricerca e di progettazione , aspetti che vengono colti dalla gente.

Come sta rispondendo il mercato agli oggetti di eco design? La gente sembra avere voglia di dare un volto nuovo agli oggetti quotidiani, l’eco design sarà quindi sempre più in voga?
L’ecodesign suscita curiosità e interesse tanto che molte aziende ne fanno una speculazione promuovendo per “eco” le loro collezioni che in realtà sono realizzate in Cina con materiali lavorati con i più inquinanti processi produttivi  perché il “riciclo è cool”, “fa moda”.
Quindi se da una parte il mercato si avvicina all’ecodesign dall’altra chi ha sposato questa filosofia per la sua attività deve informare il mercato stesso di cosa fa la differenza.
La campagna di informazione riguardo il vero ecodesign deve essere agguerrita per spiegare  “cosa è eco design” e “cosa non lo è, ma sembra”.
Dopo le valanghe di prodotti in serie impersonali, omologati e inquinanti, l’ecodesign è una strada percorribile per  dare una seconda vita alle cose e farle vederle da un altro punto di vista. Quindi mi auspico che l’ecodesign, e l’autoproduzione ecosostenibile in particolare, sia sempre più praticato sia per re-instaurare il rapporto con l’oggetto che si è perso con lo sfrenato consumismo ma soprattutto per una necessità impellente come  quella ambientale.

Quanto è importante nel mondo dell’eco design il risparmio di materia?
Il risparmio di materia e di risorse è il principio dell’ecodesign, altrimenti sarebbe solo una farsa!

Perché una persona dovrebbe scegliere un oggetto di eco design?
Perché l’ecodesign si pone quesiti di ordine etico ambientale e la sua missione è quella di offrire un prodotto portatore di valori: dal consumo critico all’impronta ambientale, dal rispetto per l’ambiente al legame con gli oggetti.

Trovi che sia aumentata la coscienza ecosostenibile nei consumatori italiani?
Certamente sì, ma non è sufficiente fare la raccolta differenziata per mettersi a posto la coscienza. I consumatori italiani “bevono” troppe fandonie raccontate dai mass media, sarebbe ora che diventassero più consumatori critici e consapevoli documentandosi più a fondo su “come” producono le aziende e “con che cosa”.

Descrivi in una frase il tuo lavoro.
Autoproduzione  a “km0” di complementi casa ed accessori moda realizzati con materiali di recupero e oggetti dismessi, pezzi unici progettati e fatti a mano in Italia da menti e mani italiane.