lunedì 10 novembre 2014

Le donne sognanti di #Corcos, le regine della #belleepoque


Venerdì mi sono voluta ritagliare una mattinata solo per me da dedicare ad una delle mie passioni di sempre, la pittura.

A Padova, nella cornice di Palazzo Zabarella, fino al 14 dicembre sarà possibile vedere alcune delle migliori opere del pittore livornese Corcos


Per chi ancora non lo conoscesse, Vittorio Corcos, insieme a De Nittis e Boldini, è stato uno dei migliori ritrattisti dell'aristocrazia ed alta borghesia di fine secolo, nelle sue tele ha reso immortali bellissime sciantose ed altere dame. 

Nei suoi quadri si celebra il trionfo della mondanità, che è insieme eleganza, lusso, emancipazione. E' la Belle Epoque, una straordinaria stagione di progresso e prosperità che venne vissuta tra il 1870 ed il 1914, per poi venire distrutta dagli orrori del primo conflitto mondiale.



Vittorio Corcos è un abile pittore che comprende ben presto di essere portato per il ritratto, ed al tempo stesso capisce che per farsi strada occorre curare le pubbliche relazioni. Ebreo convertito al cattolicesimo, si sposa la bella vedova Elena Ciabatti, donna ben introdotta negli ambienti intellettuali di Firenze ed amica di Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Gabriele D'Annunzio. Corcos inizia a frequentare il bel mondo e si afferma come ritrattista di moda, i suoi dipinti di splendide signore in toilette da gran sera, immerse in pizzi e merletti, con indosso abiti da sogno, rimandano al profumo del tempo che fu, eppure...basta guardare i loro occhi, per capire che dietro lo splendore della loro vita mondana si celano altri pensieri.


La donna simbolo di Corcos è Elena Vecchi, immortalata nel quadro intitolato "Sogni".

Elena era la figlia minore di un caro amico di Corcos, Augusto Vecchi che terminata la sua carriera in marina come luogotenente di vascello, divenne famoso come scrittore con lo pseudonimo di Jack La Bolina. 

Corcos ritrae la giovane in una posa audace per l'epoca, gambe accavallate, pugno sotto il mento a reggere il volto delicato e sguardo puntato verso lo spettatore, uno sguardo ambiguo e voluttuoso, che sembra a tratti malinconico.

Elena non è più la donna dell'Ottocento, fa già parte del Novecento, il suo sguardo perso nel vuoto che sembra esprimere un desiderio d'amore, la rende inquietante e moderna, in quanto segna la sua uscita dalle convenzioni sociali e dagli oneri familiari. Le cartoline che riproducevano il quadro andranno letteralmente a ruba, ma i pretendenti di Elena si dilegueranno, troppo spaventati da questa ragazza sofisticata, elegante ma decisamente fuori dagli schemi classici.



Donne grintose, disinvolte e seducenti, così le preferiva Corcos, come Lina Cavalieri o Isadora Duncan.

La prima era una romana di trastevere con un volto da madonna che iniziò la sua carriera cantando nei caffè e la finì calcando le scene dei più famosi teatri d'opera e baciando appassionatamente Caruso. 

D'Annunzio ebbe a scrivere di lei che era la massima espressione di Venere sulla terra e Vittorio Corcos la immortala bellissima in un abito da gran sera grigio, incontrastata regina della scena.

La seconda era una danzatrice statunitense che rivoluzionò il modo di ballare, molti la considerano la madre della danza moderna; passionale, Corcos la ritrae vestita di un fiammeggiante abito rosso.


Raffinata, sensuale, chissà, forse è proprio quello l'abito che indossava quando Isadora conobbe D'Annunzio.

Corcos con i suoi quadri ci restituisce il mondo perduto dell'epoca bella, dove le donne iniziando a ballare al ritmo leggero dei café-chantant, iniziavano il loro cammino verso l'emancipazione.