sabato 21 febbraio 2015

Recensione del film "American Sniper" di #ClintEastwood



American Sniper racconta la vera storia del cecchino dell’esercito statunitense Chris Kyle.

Ragazzone texano, cresciuto con l’insegnamento paterno che nel mondo gli uomini si dividono in tre categorie: le pecore, il lupi ed i cani da pastore, si arruola nell’esercito dopo i tragici fatti dell’11 settembre. Impegnato nella guerra in Iraq diventerà il più letale sniper, tanto da meritarsi dai propri commilitoni il soprannome di “leggenda” e dai nemici il nome di “diavolo di Ramadi”.

Centosessanta persone cadranno sotto i colpi di Chris, non solo soldati nemici, uomini come lui, ma anche donne e bambini, chiunque Chris abbia giudicato un potenziale e vero pericolo per i ragazzi che si era votato a proteggere. Di tutte quelle morti, giuste o sbagliate, Chris afferma che ne saprà rispondere innanzi al Signore quando sarà venuta la sua ora; proprio questa certezza non sfiorata dal dubbio, questo carattere così apparentemente granitico deve avere disturbato i liberal che sono insorti contro il film ed hanno attaccato il regista Clint Eastwood dichiarando di avere mostrato non un uomo, ma quasi un super eroe, di avere fatto un film che celebra l’esercito americano dove i cattivi stanno solo da una parte.

Come è stato scritto molte volte, in tutte le guerre gli eroi sono da entrambe le parti, in questo film Clint ha voluto sicuramente mostrare il patriottismo, ma soprattutto lo scomodo senso  di responsabilità di Chris: se si decide di diventare uno sniper, un cecchino, devi reggere sulle tue spalle ogni morte che provochi e devi essere convinto di ogni tua uccisione, altrimenti la tua anima rischierebbe di frantumarsi quando sei costretto a premere il  grilletto.


Chris non era un guerrafondaio, ma un militare che ha protetto tutti quei ragazzi che gli erano stati affidati, forse per questo Michelle Obama ha dichiarato di stare dalla parte di Eastwood e del suo American Sniper.