sabato 21 febbraio 2015

Recensione del film "Non sposate le mie figlie"



Gustosa commedia francese che si appresta ad eguagliare il successo di Benvenuti al Nord. Se quest’ultimo film si divertiva a dileggiare gli stereotipi esistenti tra i “raffinati” francesi del sud ed  i “rozzi” francesi del nord, “Non sposate le  mie figlie” dileggia i cliché razzisti, le intolleranze e le meschinità piccole e grandi che serpeggiano nella Francia del meticciato, non solo tra gli eredi del paladino Orlando, ma anche tra gli stessi eredi dei Mori. Il film irride alle diffidenze e paure che ogni gruppo etnico ha al proprio interno nei confronti dell’altro, del diverso.


Nella gollista e cattolicissima famiglia Verneuil le prime tre belle figlie sono andate in sposa rispettivamente ad un arabo, perfetto cantore della marsigliese e agguerrito avvocato, ad un ebreo con il mancato bernoccolo degli affari e ad un banchiere cinese. L’ultima rimasta da accasare è la piccola di famiglia, la bionda Laure, che con grande gioia di mamma e papà si sposerà nella chiesa del paese con il cattolico  Christian, attore in ascesa ma….dalla pelle più nera dell’ebano.

Le presentazioni dell’ultimo simpatico genero  avvengono a cena, scatenando nei genitori di Laure una profonda crisi esistenziale all’idea di avere dei nipotini meticci: papà Verneuil reagisce spaccando legna, recandosi a pescare lucci ed ascoltando ad una vecchia radio la canzone “Douce France”, mamma Verneuil invece, come ogni borghesissima signora bene, si reca dallo strizzacervelli per cercare di superare l’angosciosa paura di essere scambiata ai giardinetti pubblici per la tata dell’ambasciatore del Burundi.


L’incontro con la famiglia di Christian darà luogo a gag esilaranti dove si scoprirà che ognuno è a suo modo “razzista”: così il genero cinese afferma che non sopporterebbe di avere a che fare con un altro genero cinese, l’ebreo azkenazita dichiara che mal sopporterebbe l’arrivo in famiglia di un ebreo sefardita ed il genero arabo si, ma algerino di origine rivela che non sopporta i marocchini. Lo stesso padre di Christian, ex militare, gollista come quello di Laure, è contrario a che il figlio impalmi una “ricottina”. Ovviamente il lieto fine è scontato, dopo una serie di battute al fulmicotone e politicamente scorrette proprio per dimostrare che tutti hanno pregiudizi su tutti.

Anche se vivessimo in un  mondo monocromatico esisterebbe l’intolleranza in quanto l’uomo vive in gruppi, comunità con proprie regole, credenze; chi non ne fa parte rappresenta il diverso, l’elemento di rottura, il potenziale pericolo che può essere inglobato solo se accetta le regole della comunità come alla fine dimostrano poi di avere fatto tutti i quattro generi di papà Verneuil, dando vita ad una multicolore famiglia Benetton in salsa francese, perfettamente osservante delle leggi della Repubblica francese.