martedì 8 settembre 2015

#Immigrazione, tra bieco business e veri uomini di buona volontà, tra strategie internazionali e rinascita dei movimenti populisti – parte seconda

Se nella prima parte vi ho dato alcune dritte giuridiche che vi permettono di capire meglio come viene gestita e regolata l’immigrazione in Italia e in Europa, in questa seconda parte ho deciso apertamente di buttarvi nell’arena. Vi mostrerò varie posizioni e molto materiale, il mio obiettivo è fare in modo che non siate dei lettori passivi, che vi interroghiate su quanto sta accadendo e che cerchiate di informarvi con uno sguardo critico e non ingenuo.

Lo scacchiere internazionale, quando i “grandi” giocano con la vita dei piccoli, ovvero tutti noi

So che sembra noioso, ma un breve punto delle vicende storiche attuali è necessario per inquadrare quanto sta avvenendo sulle nostre coste ed in Europa.
In questo momento si parla di profughi siriani in fuga dalle violenze dell’Isis e della guerra civile contro Assad, il medio oriente attuale appare come un’area fortemente destabilizzata a causa anche di errori commessi nel recente passato dalle nazioni occidentali. Erano i primi anni Novanta, io non ero ancora diciottenne e Bush padre aveva vinto la guerra in Iraq contro Saddam Hussein ma fece in modo che rimanesse al potere, se lo avesse deposto avrebbe creato una situazione che avrebbe rischiato di incendiare l’intero medio oriente. La deposizione avvenne invece per mano di Bush figlio, durante la seconda guerra del Golfo.

Nell’ottobre del 2001 gli Stati Uniti ed il Regno Unito, a seguito dell’attentato alle torri gemelle, dichiaravano guerra all’Afghanistan, allo scopo di combattere l’organizzazione terroristica Al Quaida guidata da Osama Bin Laden, nel 2003 veniva aperto anche il fronte iracheno allo scopo di liberarsi di Saddam Hussein. Tuttavia l’abbattimento del regime iracheno e di quello talebano non saranno garanzia della fine delle ostilità, anzi, come se si fosse scoperchiato un vaso di pandora, per questi territori inizierà il tempo della guerriglia, che in Iraq porterà successivamente alla guerra civile, fino all’attuale parziale invasione da parte dell’Isis.

Nel frattempo, nel 2010 e nel 2011 in Siria, Libia, Egitto, Tunisia, Yemen, Algeria, Bahrein, Giordania, Gibuti, ma anche in Marocco, Kuwait, Somalia, Sudan, Oman e Arabia saudita scoppiavano le primavere arabe, ribellioni spontanee caratterizzate da una grande partecipazione giovanile e da grandi manifestazioni di piazza. Accolte e descritte dal mondo occidentale come il vento della democrazia che spirava sul medio oriente, benedette da Obama, hanno purtroppo finito per impantanarsi in lotte di potere. Attualmente solo in Tunisia sembra che la primavera araba abbia traghetto il regime retto da Ben Alì verso una democrazia;  Libia e Siria sono invece cadute nella spirale della guerra civile che ha spalancato le porte al califfato islamico. Il presidente francese Sarkosy facilitando la deposizione di Gheddaffi con l’operazione militare attuata nel 2011 ha cancellato lo stato libico che di fatto non esiste più, smembrandolo in due fazioni opposte e consegnando la zona di Sirte e quindi della Cirenaica agli islamisti fedeli all’Isis. Per quanto riguarda l’Egitto, dopo la deposizione di Mubarak, è passato dal fratello musulmano Morsi al generale Al Sisi grazie al quale i militari con scaltrezza hanno ora conquistato il potere.

Questo a grandi linee la scacchiera internazionale, dove i grandi giocatori: Arabia Saudita, Iran, Stati Uniti, Russia, Cina, Turchia, Qatar, Gran Bretagna, Francia e Germania si apprestano a compiere le loro mosse. Per ora con la storiella dell’esportazione della democrazia caldeggiata da USA, Gran Bretagna e Francia, chi ci ha rimesso è stato solo uno, il popolo, per dirla alla Barnaba Cecchini, il fantastico “autobussiere” interpretato da Celentano in Innamorato Pazzo, le piccole persone travolte dalla Storia scritta dalle mosse dei grandi giocatori.

È infatti in atto una nuova riorganizzazione dello spazio mondiale, dove secondo lo storico Aldo Giannuli gli USA starebbero attuando una politica che ricorda il periodo Giulio – Claudio dell’Impero Romano, mentre l’Iran perseguirebbe il sogno di un califfato sciita in grado di annettersi le province sciiite di Afghanistan, Iraq e Pachistan ed in grado di opporsi al califfato sunnita del nuovo antieroe Al – Baghdadi.

Dopo l’uccisione di Osama Bin Laden, ora il ruolo di antagonista sulla scena mondiale spetta ad Abu Bakr Al- Baghdadi, il califfo nero, il capo dell’Isis. (L’isis spiegato – buon articolo del post internazionale con molto materiale).

La Siria e l’Iraq bruciano ma il mondo si divide sui profughi

L’ondata dei profughi causata dalla destabilizzazione del medio oriente ha diviso e continua a dividere non solo l’opinione pubblica europea, ma anche quella mondiale.

Il fronte dei Paesi contrari vede in prima linea il premier ungherese Orban, seguito dalla Slovenia, dalla Slovacchia (che ha apertamente dichiarato che accoglierà solo profughi cristiani), dalla repubblica Ceca, dalla Polonia, dalla Lettonia, dalla Estonia e dalla Lituania.

Sarebbe un errore liquidare il suo pensiero e non dargli alcun peso, in quanto Orban parla chiaro e con i suoi discorsi è capace di provocare più di una indigestione a “mamma Merkel” impegnata in questi giorni nella prima vera azione di Responsabilità Sociale di Stato,… dopo la responsabilità sociale di impresa, perché non anche una responsabilità sociale di Stato? In fondo anche le Nazioni hanno il diritto di rifarsi una verginità.
Ma che cosa dice Orban? Orban afferma che “…l’immigrazione illegale minaccia sia l’Ungheria che l’Europa. Costituisce un pericolo per i nostri valori comuni, per la cultura comune e anche per la nostra diversità, per la sicurezza delle persone europee, ed inoltre indebolisce la nostra capacità di stabilizzare i risultati economici.” (Qui il link dove potrete trovare l’articolo che la rivista Eastjournal ha dedicato al discorso del presidente ungherese e dove potrete scaricare anche l’intera traduzione in italiano)

Orban potrebbe essere un po’ il Salvini europeo in quanto parla senza giri di parole e ogni volta che lo fa è in grado di generare scompiglio.

In maniera più elegante, ma sempre sulla stessa scia di Orban impazza sui vari quotidiani italiani l’economista e politologo statunitense Edward Luttwak che ha parlato esplicitamente di suicidio dell’Europa cristiana. Luttwak chiama in causa la Turchia di Erdogan che a suo dire incoraggerebbe l’invasione attraverso i Balcani allo scopo di portare ad una progressiva islamizzazione dell’Europa e lancia il suo je accuse contro Bergoglio.

Profughi venite a me e la Germania rimarrà così sempre uber alles!

Papa Francesco e Angela Merkel aprono rispettivamente l’uno le porte delle Chiese, l’altra le porte della ricca Germania. Possibile che un gesuita come Bergoglio ed una statista come la Merkel siano dei sempliciotti che agiscono di pancia?

Iniziamo a fare una piccola analisi della Germania. Sicuramente è il Paese attualmente più forte dal punto di vista economico in Europa, tuttavia è un gigante con i piedi di argilla, Mamma Merkel ha concesso ai suoi adorati pargoli di potere andare in pensione con due anni di anticipo, ovvero a 63 anni e circa 279 mila tedeschi hanno colto la palla al balzo. In base a quanto dichiarato da Bloomberg Axel Boersch – Supan analista previdenziale presso il Max Planck Institute, questo programma avrà un costo di circa 2, 5 miliardi l’anno e porterà ad un innalzamento delle tasse sui lavoratori e a pensioni più basse per chi non potrà accedervi. Senza contare che anche in Germania si fanno meno figli: secondo la società di consulenza Bdo e l’Istituto di economia internazionale di Amburgo (Hwwi), la media di nati ogni anno in Germania per mille abitanti è scesa a 8,2 pupetti, un crollo delle nascite che sembra essere diventato cronico e che si tradurrebbe in una riduzione della popolazione della popolazione attiva, questo in soldoni per i bilanci dello stato significa meno entrate e più spese. C’ è di più, Stephan Sievert, economista dell’Istituto per la popolazione e lo sviluppo di Berlino, ha inoltre dichiarato che se anche da questo momento le donne tedesche iniziassero a diventare super mamme, ci vorrebbero comunque venti anni prima che i pargoli possano diventare forza lavoro. Dopo questi dossier e studi la povera Mamma Merkel ha iniziato ad essere ossessionata dai dati demografici, che nel lungo periodo arriverebbero a suonare la campana per la Germania che perderebbe il suo ruolo di leadership in Europa a favore della terra di Albione. Se si rimanesse in questa situazione di stallo ecco che la Gran Bretagna, molto più prolifica si accingerebbe a divenire la prima potenza economica del vecchio continente, e si sa, chi domina l’economia detta anche legge. La soluzione nel lungo periodo sarebbe quella di aumentare la natalità delle donne tedesche, ma nel breve periodo la soluzione è una sola: forza lavoro giovane ed altamente qualificata!

Ebbene si, avere una buona istruzione è l’X factor che ti potrebbe garantire l’ingresso in Germania. Come si evince dal simpatico sito Berlino Cacio e Pepe Magazine esiste per chi emigra nella terra di Kant un doppio regime di ingresso che differenzia gli immigrati qualificati da quelli non qualificati, ed è sui primi che la Germania è disposta ad investire.

E i profughi siriani fanno proprio al caso della Germania, sono giovani ed hanno in genere una istruzione più elevata ed è loro che Mamma Merkel vuole, di fatto lo ha apertamente dichiarato: le porte della ricca Germania sono aperte per i Siriani, gli altri se ne dovranno andare.

Parigi vale bene una messa, anzi Berlino, in fondo c’è chi converte con la spada e chi con la promessa di un po’ di quiete in terra

Bergoglio apre le porte delle chiese ai migranti e questa sua presa di posizione lascia perplessi anche molti vescovi, alcuni dei quali affermano che l’integrazione con i mussulmani è difficoltosa e sembrano quindi dare ragione a Luttwak, il quale sostiene che le comunità musulmane sono refrattarie all’integrazione e che quindi prima o poi sarà l’Europa cristiana a scomparire.

Tuttavia Simon Tomlinson del Dailymail e lo stesso Berlino Cacio e Pepe Magazine hanno messo in evidenza la crescita delle conversioni al cristianesimo da parte dei musulmani, soprattutto iraniani o afghani. La spiegazione è anche in questo caso semplice: i siriani fuggono dalla guerra civile, per loro le porte sono aperte, sia che siano cristiani, sia che siano musulmani, ma per gli altri migranti la situazione diventa più complicata, tuttavia se ti converti al cristianesimo le chance di rimanere potrebbero aumentare in quanto in Iran e in Afghanistan la conversione dall’islam al cristianesimo può essere punita con la prigione o la morte.

La questione della convivenza tra comunità cristiane e musulmane rimane comunque uno degli aspetti più importanti sui quali ci si confronterà nei prossimi anni.


Chiudo quindi il post con una provocazione: se l’Europa di Michelangelo, Leonardo, Kant, Schopenauer, Rousseau, l’Europa che ci ha regalato una libertà che noi diamo per scontati, vuole sopravvivere, allora non deve avere paura di affermare la propria identità che è anche e soprattutto una identità legata alla religione cristiana. Il nostro problema siamo noi stessi, la nostra de cristianizzazione, il nostro continuo relativismo, tutto questo ha provocato un vuoto e i vuoti vengono inevitabilmente riempiti, vengono riempiti da chi ha una fede, perché chi crede è più forte e coeso di chi stoltamente si professa con piglio di superiorità ateo. I primi appartengono ad una comunità, con i loro valori mentre noi siamo invece sempre più soli, ma se noi stessi non sappiamo più proporre modelli o ideali in cui noi stessi crediamo, diventa difficile integrare persone che invece hanno dei loro modelli morali forti e chiari.
Loquendi libertatem custodiamus, difendiamo quindi la nostra libertà di parlare, di confrontarci.